Pan-dan è un blog assolutamente peculiare. Il minimalismo sembra l’elemento essenziale che identifica questa specie di mostra virtuale. Pochi colori, pochissime parole. Pochi racconti e descrizioni, nessun archivio, quasi nessuna presentazione.
La fiducia massima è riposta nel potere dell’immagine, in ciò che questa può raccontare; ed in effetti le immagini non sembrano mai essere state scelte per caso. Il criterio non è definibile sin da subito: troviamo fotografia, design, moda, scultura. Tecniche svariatissime (gli organi genitali cuciti in feltro sono senz’altro un esempio curioso). Il messaggio non sempre esplicito, sicuramente illeggibile se la visita non si prolunga, e se non viene dedicata un’attenzione maggiore ai dettagli, all’ambiente, al tipo di punto di vista sul mondo che questo blog offre.
E’ un angolo del web segnato profondamente dalla post-modernità, e dalle inquietudini del vivere dei giorni d’oggi. Anche se a raccontarlo è un tavolino troppo inclinato, un albero di zucchero filato, una graduatoria dei “cioccolatini più onesti”. E il libro del proverbi moderni, tra cui “un vomito al giorno toglie il grasso di torno” e un intraducibile “out of fashion, out of mind”.
Il blog sembra essere senz’altro un punto di riferimento. Diversi artisti inviano il loro lavoro a Nadejda, l’autrice del blog, per vederli pubblicare su pan-dan. E’, d’altronde, evidente la selezione accurata, l’ascolto indipendente ed inflessibile del panorama artistico di oggi, l’individuazione quasi sempre sorprendente di elementi minimi che trasportano grandi pensieri.
“Nothing is original”, si legge su uno dei lavori riportati. Preoccupazione cupa, amara, profonda di chi oggi sente l’urgenza di creare.